In un’epoca in cui la competitività globale si gioca sempre più sul terreno dell’innovazione ad alto valore aggiunto, il settore della ricerca clinica emerge non solo come un presidio fondamentale per la salute pubblica, ma anche come un pilastro economico di primaria importanza per l’Europa. Gli ultimi dati pubblicati nel rapporto di Frontier Economics – società di consulenza economica internazionale – per EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations) delineano un quadro in cui la molecola, prima ancora di farsi farmaco, si fa economia, occupazione e produttività.
I numeri
Le cifre che emergono dal rapporto sono chiare: solo nel 2025, gli studi clinici promossi dall’industria farmaceutica hanno generato un Valore Aggiunto Lordo (VAL) di 35,7 miliardi di euro, sostenendo oltre 165.000 posti di lavoro. Di questi, ben 45.000 sono professionisti altamente qualificati impegnati direttamente nelle attività di ricerca.
Il fattore produttività della ricerca
Un aspetto spesso trascurato dall’analisi macroeconomica tradizionale, ma che il rapporto EFPIA mette in luce, è il beneficio derivante dalla produttività della forza lavoro. Grazie all’accesso precoce a terapie innovative all’interno dei trial, si stima che siano stati risparmiati circa 27 milioni di giorni di malattia solo nel 2025. Questo “ritorno in salute” si traduce in un contributo economico di oltre 10 miliardi di euro.
Tuttavia, non può essere ignorato il “vulnus” del sistema ricerca europeo: la quota di studi clinici globali è quasi dimezzata in un decennio, passando dal 22% del 2013 al 12% del 2023. Questa contrazione segnala una preoccupante migrazione degli investimenti verso hub competitivi come Stati Uniti e Cina. Nonostante ciò, all’interno del panorama continentale, l’Italia conferma una vocazione solida, posizionandosi tra i leader europei: il nostro Paese contribuisce con 2,6 miliardi di euro di Valore Aggiunto Lordo e sostiene una filiera di circa 17.000 occupati.
Una sfida per il futuro
Il rapporto ipotizza un suggestivo scenario di crescita: un incremento del 50% dell’attività di ricerca clinica potrebbe generare altri 18 miliardi di euro di Valore Aggiunto Lordo. Per raggiungere questo obiettivo, però, è necessaria una semplificazione burocratica radicale, in particolare per i trial multinazionali, e una riduzione dei tempi di avvio degli studi che oggi penalizzano le nostre strutture rispetto ai competitor extra-UE.
Proteggere e incentivare il settore della ricerca clinica, dunque, non significa solo proteggere la salute dei cittadini europei e dei pazienti di domani, ma rappresenta una necessità strategica per dare ulteriore solidità economica al sistema di welfare continentale e non perdere il treno dell’innovazione biotecnologica mondiale.